RJDER è lo sgabello che rompe le regole. Ispirato agli zaini dei rider, non trasporta più cibo, ma libertà: portalo con te, mettilo in spalla e siediti dove vuoi. Niente più fermate obbligatorie, solo la possibilità di andare ovunque e goderti il tuo pasto, senza algoritmi o scadenze che decidono per te. Un design pratico, senza compromessi, per ricordare che anche chi corre, ha il diritto di fermarsi.
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Rider: uno sfruttamento contagioso
I rider in Italia sono diventati una parte integrante del panorama urbano, tra biciclette e motorini, riconoscibili per i loro zaini colorati e le consegne a domicilio, che vanno dai pasti al cibo da asporto fino agli acquisti online. Ma dietro questi lavoratori si nasconde una realtà fatta di sfruttamento, precarietà e mancata sicurezza.
La maggior parte di loro lavora per piattaforme come Deliveroo, Glovo e Just Eat, ma non sono mai considerati dipendenti. Anzi, sono definiti “autonomi”, senza alcun diritto, privi di tutele in caso di malattia, infortunio o maternità, scoperti da assicurazioni adeguate.
Chi sono i rider ? Non solo giovani studenti, ma anche adulti e migranti, spesso senza permesso di soggiorno regolare, che, purtroppo, non riescono a trovare alternative più sicure. Le retribuzioni, che variano tra i 400 e i 2.100 euro al mese, sono misere e non bastano a garantire una vita dignitosa. I loro mezzi di trasporto sono spesso personali, esponendoli a enormi rischi quotidiani. Le società inoltre trattengono il 30% sulla merce consegnata, la competizione in strada tra i rider aumenta e anche per questo tutti incassano meno.
Il vero problema, però, è il “caporalato digitale”. Le piattaforme gestiscono i rider attraverso algoritmi, decidendo quando e come lavorano senza offrire supporto. Se un rider è infortunato o non riesce a consegnare in tempo, rischia di essere penalizzato, o peggio, licenziato. Inoltre, è sempre più evidente l’illegalità che si nasconde dietro questo sistema: traffico di account fittizi, organizzazioni criminali che sfruttano i migranti, e il controllo delle piattaforme che non assume alcuna responsabilità.
Nonostante gli sforzi per ottenere tutele, come il Contratto Collettivo Nazionale firmato nel 2020, i rider restano in balia di un sistema che li sfrutta. Le stime parlano di circa 30.000 rider in Italia, eppure, mentre le piattaforme continuano a fare profitti, la loro condizione resta quella di lavoratori invisibili, ma essenziali per il nostro quotidiano.