FÅME è la collezione che mette in tavola la realtà cruda e poco appetitosa di chi, in Italia, vive oltre la soglia della povertà, dove anche un pasto quotidiano diventa un lusso. Le scritte, ispirate a reali cartelli di elemosina, richiamano con ironia ma anche con gravità il paradosso di una società in cui la fame non è solo una questione di mancanza di cibo, ma di ingiustizia sociale. Un invito a riflettere su una realtà che non può essere ignorata.
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Chi non lillera non lallera
Nel gennaio 2025, è stato stimato che oltre 5 milioni di italiani vivono in condizioni di povertà. Un dato allarmante, che ci costringe a fare i conti con un fenomeno che colpisce soprattutto giovani, donne, famiglie con figli e il Sud del paese. Ma se da un lato ci sono sempre più “nuovi poveri” – persone che hanno lavoro, casa e famiglia, ma non riescono ad arrivare a fine mese – dall’altro i Paperoni aumentano e la povertà diventa sempre più radicata, tanto da riguardare un italiano su quattro.
Le cause della povertà sono molteplici e sistemiche. La perdita di lavoro, l’impossibilità di mantenere una casa, l’inflazione che morde soprattutto le fasce più deboli, e la stagnazione salariale che impoverisce sempre di più chi lavora. Il governo, però, non sembra avere una chiara visione di contrasto alla povertà. Le politiche di welfare sono inefficaci e il Reddito di Cittadinanza, ormai sostituito dall’Assegno di Inclusione, ha ridotto il numero di beneficiari e la sua efficacia. E mentre si parla di politiche per incentivare l’occupazione, si continua a lasciare spazio alla precarietà, ai contratti a termine e alla sotto-occupazione, con giovani e donne che rimangono ancora i più colpiti.
C’è poi una questione che ci riguarda tutti: l’atteggiamento nei confronti dei poveri. La povertà non è più un fenomeno da affrontare con politiche sociali e umane, ma qualcosa di fastidioso, da rimuovere dalla vista. Il mendicante diventa un problema da reprimere, con multe e divieti per chi chiede l’elemosina. E così, le persone in difficoltà vengono criminalizzate, etichettate come “illegali”, mentre la città è dipinta come un luogo senza miseria, ma pieno di povertà nascosta.
Le soluzioni? Servirebbero politiche coraggiose, ma soprattutto, la consapevolezza che la povertà non è un crimine da punire, ma una condizione da combattere con azioni concrete. È il momento di guardare in faccia la realtà e smettere di ignorarla, altrimenti il paradosso dell’Italia che spreca cibo e si arricchisce mentre milioni soffrono di fame, non farà che crescere.